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1 giugno 2011

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Il Rugby è il nuovo Harmony

27 febbraio 2011

 

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Questione di prospettiva

20 novembre 2010

«Perché piangi?» chiese Mara alla ragazza che stava rannicchiata sul pavimento, nel bagno del 69 Glam Club.
«Le vedi queste? Le ho appena rifatte ma non serviranno più a un cazzo se continua così! Con il GF che fa 4 milioni di spettatori meno di quella merda di Saviano. Lo ammazzassero».
«Ma dai che c’è sempre Papi»
«Sarò rimasta l’ultima che non se l’è fatto, Berlusconi»
«Parlavo di Enrico Papi, sai il programma Trasformat, o come si chiama sta settimana: lì puoi metterti in mostra insieme alla Fico»
«No dai, va bene vivere alla giornata, ma lì vinci la puntata e il giorno dopo il programma è cambiato un’altra volta. Poi hai idea di quante rate mi mancano per pagare queste tette? Ho detto a mia madre che erano gratis perché facevo pompini al chirurgo estetico; adesso come faccio? Quello è pure frocio! Io mi fidavo, da fan di Nip/Tuck… Ma che paese di merda stiamo diventando, se la prima sfigata con una laurea in tristologia può andare a lamentarsi davanti a mezza Italia che non la prendono a fare la promoter?»
«Ma stai tranquilla: erano solo 4 puntate, e 2 sono già passate. Poi è tutta gente che non guarda mai la tv, e da dicembre tornerà a non guardarla. Non è cambiato niente»

WHAT IF – (Die) Spanier über alles

12 novembre 2010

WHAT IF la rubrica che disegna scenari che Voyager non avrebbe il coraggio di raccontare:

Dove porterà la lotta per la parità sessuale combattuta coi documenti personali?

I cittadini spagnoli possiedono due cognomi: di norma il primo cognome del padre seguito dal primo della madre, ereditano cioè i primi cognomi dei due nonni. Un disegno di legge di questi giorni rischia però di andare ben oltre le intenzioni di quel femminismo fricchettone che fa sentire i macho italiani col portachiavi del duce così orgogliosi e superiori ai loro omologhi spagnoli.
Questa nuova legge, se approvata, cambierebbe l’ordine di default del doppio cognome, da padre-madre a una successione in ordine alfabetico; forse si tratta di mancanza di coraggio per dare precedenza al cognome della madre, come in Brasile, oppure dietro c’è il frutto malvagio di un freddo calcolo, dalle conseguenze irreparabili: una vera pulizia anagrafica.
Pensateci: Un Paco Gutierrez Lopez e una Maria Blanco Vazquez genereranno un piccolo José Blanco Gutierrez che unendosi ad un’ipotetica Penelope Aguilar Morales avrà un figlio coi cognomi Aguilar Blanco. In pochissime generazioni, salvo inversioni dell’ordine operate una volta maggiorenni, si avrebbe la scomparsa dei cognomi non in cima all’ordine alfabetico. Ciò che non è riuscito ad un ben poco ariano Hitler con l’eugenetica potrebbe riuscire a chi si chiama Rodriguez Zapatero con la euanagrafica, o pulizia anagrafica, in una sorta di delirante Aktion T9. Gli elenchi telefonici finirebbero per somigliare sempre più alla colonna di annunci personali con “Aaa abacaba massaggiatrice completissima” che  infestano i nostri quotidiani, il tutto finalizzato ad un ambizioso Ideale Ultimo: la maggiore visibilità di imprese e singoli spagnoli all’interno di liste unificate UE.

Da un grande potere derivano grandi responsabilità

4 ottobre 2010

Quando ho sentito la bestemmia ho provato una profonda delusione. C’è chi non si rende conto del ruolo che riveste e di cosa esso comporti in termini di responsabilità e di aspettative generate.
Mi riferisco ovviamente a Niccolò Ghedini.
Il nostro eroe (non ce ne voglia Mangano, che ci osserva dal cielo sul suo cavallo e mezzo alato) si è visto recentemente insidiare dai legali di Sgarbi, che per difendere la frase del loro assistito «Travaglio è un pezzo di merda tutto intero» si sono lanciati in un commovente elogio del letame e delle sue proprietà.
Un campione come Niccolò cosa si sarà inventato per replicare? Nulla, anzi peggio: un’intervista frignona su Repubblica in cui arriva a dire «Anch’io mi deprimo, sento il peso di una fatica che si fa sempre più dura. O pensa che non abbia momenti di fragilità? O non mi chieda: è giusto o sbagliato quello che sto facendo.».
Non c’è che dire, il prode Niccolò è in un momento di difficoltà e di demotivazione. Ci vorrebbe qualcosa di grosso per ridare slancio al Robert Shapiro del triveneto; quando ecco che, come in ogni film sportivo/natalizio/con animali/bambini/adolescenti del palinsesto pomeridiano Mediaset, l’occasione arriva:
L’Espresso tira fuori una registrazione di Berlusconi che a L’Aquila nel post terremoto racconta a dei militari una barzelletta su Rosy Bindi, la cui chiusa è una bestemmia: un “Orco Dio!” urlato che fa partire la risata dei soldati.

Dai Niccolò, è tua!
C’è la morbosità, l’intrusione, la strumentalizzazione di una “storiella innocua”, lo spirito cameratesco utile a motivare i giovani…
Nulla. Di nulla.
La difesa della bestemmia passa addirittura a Monsignor Fisichella che si dimostra all’altezza invocando la “contestualizzazione”.
Ammiro l’estro dell’arcivescovo ma resto paralizzato dalla delusione, come un reduce di Woodstock (quella vera) che scoprisse che Hendrix è ancora vivo e ora apre i concerti di Justin Bieber.
Non sopporto il pensiero che Ghedini non abbia provato nemmeno a dire «dopo la saga di Shrek il termine “orco” ha ormai stemperato le sue connotazioni negative passando ad identificare anche un essere amato dai bambini…»
Non posso vivere così… basta!

BANG!

…si è inceppata.
Immaginarne una funzionante è sempre troppo complicato.

I soldi sporchi te li lavano in casa

29 settembre 2010

Illustrazione di Marco Tonus accompagnata al pezzo su 3D, supplemento di Terra.

Ogni volta che apro il giornale e leggo “Strage nel Napoletano”, “Agguato nel Palermitano” o “Regolamento di conti nella Locride” penso a quanto sono fortunato. Potrei essere definito un cittadino modello, certo, ma ho anche la fortuna di vivere in un luogo tranquillo lontano dalle regioni dove regna la criminalità organizzata.
Se penso a quei miei poveri connazionali che vedono i loro figli crescere con quei modelli di successo, non bastasse Fabrizio Corona, con le forze dell’ordine sotto minaccia costante e i proiettili che volano per strada, mi sento male per loro. Mi domando cosa farei al loro posto, se assistessi ad un attentato alle forze di polizia. Sì, qualche volta anche da me bruciano l’auto di un carabiniere, ma sono beghe di poco conto, e quasi sempre è qualcuno che fa troppo lo splendido; ecco magari a uno che fa un altro mestiere l’auto la righerebbero soltanto, ma questi hanno a che fare con personaggi ben poco raccomandabili. Sono anche fortunato perché qua nessuno mi obbliga a votare per nessun altro. Il voto è un diritto-dovere ed è sacro, nel senso laico. Io lo posso esercitare liberamente senza condizionamenti come dovrebbe poter fare ogni cittadino, e non devo nemmeno tapparmi il naso perché conosco un consigliere che è una persona squisita e ha trovato lavoro a mio figlio, che di questi tempi non è poco. Quando in famiglia abbiamo bisogno di qualcosa poi, è sempre disposto a venirci incontro appena è libero dagli impegni: tra consiglio provinciale, comune, consorzio per lo sviluppo industriale e la comunità montana è una persona molto indaffarata. E ora deve anche difendersi dalle malelingue che lo tirano in mezzo per delle consulenze che, come professionista nel settore ambientale, avrebbe fatto su richiesta della Regione. Ma dico scherziamo? Un professionista così stimato e appena rieletto! Mica stiamo parlando di associazione mafiosa, favoreggiamento delle cosche o cose simili.
Sono quelle le cose su cui si dovrebbe indagare, non venir qua a rallentare l’economia.
Non che io pensi che al sud siano tutti sotto scacco, ma che dire della libertà di impresa o di acquisto? I commercianti del meridione sono strozzati dal pizzo, e chi può emigra. Sono costretti a venire da me dove si può investire, dove c’è qualche speranza per il futuro. Anziché veder chiudere la propria attività, qua magari riescono ad aprire un negozio più grande che non dovendo pagare le estorsioni riesce a fare dei prezzi bassissimi. Mi viene in mente quell’ipermercato che ha aperto da poco, e sta fuori dalle grosse catene. E’ gente onesta che paga l’affitto in maniera puntuale, non ti fa problemi se paghi un po’ in ritardo, e la gente apprezza questo genere di cortesie. Con quei prezzi poi…
Insomma, chi vuole si rimbocca le maniche e ne viene fuori. Degli altri non so più che pensare: non c’è cittadino più connivente di chi a parole si lamenta delle mafie ma, per abitudine o per indole, nel quotidiano finisce per favorirle.

Più vero del vero (campagna del governo)

25 luglio 2010

Il Ministero delle Pari Opportunità, quello della Salute e il Premier lanciano una criticata campagna, in tempi in cui i fondi alla ricerca sono tragicamente bassi, eppure si promette che entro 3 anni il cancro sarà sconfitto, a patto di sostenere l’attuale maggioranza.

Più vero del vero /2

25 luglio 2010

Spot sotto la minaccia delle armi

24 luglio 2010

Per chi non amasse il gran lavoro fatto dal team di ComedySubs, ecco

Per palati fini che amano la acuta satira di Sarx88.com

Giustazzi: Shock e intervista e(sc)lusiva

23 luglio 2010

Testata del blog di Lino Giustazzi

Circa un mese fa alla redazione di ScaricaBile è giunta la lettera di un fan deluso di Giustazzi  (la trovate anche su ScaricaBile 32):

Lino Giustazzi ricopia ?

Si dice che conoscere personalmente il proprio idolo, la persona di cui si è uno dei più grandi ammiratori, il proprio mito che si era idealizzato, porti solo delusione. Spesso è vero, ma rientra nella normalità delle cose, perché l’errore è nostro. Ben più terribile è invece quando la delusione viene dallo scoprire qualcosa che concerne l’ambito della sua attività, sia essa artistica, sportiva o altro, che fa crollare lastima che avevi nei suoi confronti. A me è successo con Lino Giustazzi.

Guardavo su YouTube un video di Ezio Greggio e gli sento dire “Il sedicente medico… no sedicente è troppo! L’undicente medico….” e rimango allibito. Mi chiedo come possa pronunciare impunemente una battuta del grande Lino Giustazzi senza citare la fonte, e tutti sappiamo quanto Lino sia suscettibile su questo aspetto. Verifico subito prendendo il libro “La cameriera e altri infallibili modi…gliani battuti all’asta” e come pensavo la battuta è di Lino. Sto per mandare una e-mail di fuoco a Ezio Greggio quando in un altro video sento “Sarà vero? Sarà falso? Sarah Ferguson?” e il mio stupore è grande nel notare che il video è di qualche anno fa, obiettivamente prima dell’uscita del libro “fallito visto da Costanzo”. Non so più cosa pensare e inizia una lunga e dolorosa ricerca che mi condurrà a scoprire come molte delle più fulminanti freddure del Lino nazionale (Banfi non è degno nemmeno di chiudergli il velcro delle scarpe) non siano sue. Dopo una corposa opera di traduzione delle opere di Martufello giungo alla conclusione che Lino vi ha in buona parte attinto, e quasi con le lacrime agli occhi devo ammettere che lo stesso vale per molti altri, in cui sposta l’ordine di alcune parole, mette un punto esclamativo in più o uno di sospensione in meno, o talvolta la battuta è identica e varia solo per l’uso del maiuscolo finale. Ho già scoperto battute di Lino che in realtà sono state scritte da Pali e Dispari, Gerry Calà, Franco Oppini, Ezio Greggio, i Turbolenti, Biagio Izzo, Massimo Boldi, Fabrizio Fontana, Giuseppe Masia, Pippo Franco, lo Zoo di 105, Er Patata, Bombolo, Enzo Salvi, Enrico Brignano, i Fichi d’India, Pino Campagna… e l’elenco sembra non finire mai.

Ho scritto una e-mail a Lino e mi aspetto una sua risposta esaustiva, anche se le prove appaiono schiaccianti.

Nichelname

A questo punto sono stato inviato d’urgenza per fargli un’intervista esclusiva:

Lino rispondici. Dicci che cosa dobbiamo pensare: hai davvero copiato le battute a tutti quei comici? Perché lo hai fatto?
Lino Giustazzi, in una pausa del suo Tour ‘Draghi di comodo o per passione’, accetta di rispondere alle nostre domande. Il tono della voce è misurato, difficile dire se dissimuli:

“Chiedetemi quello che volete”, attacca.
Accetta di rispondere?
A tutto.
Le abbiamo già accennato alla lettera che ci è giunta in relazione, e ne è già nato un blog con centinaia di messaggi. Insomma, Giustazzi… ricopia?
È vero, lo dico da anni, e lo faccio apposta, per motivi precisi. Non ho mai nascosto nulla. Dov’è la notizia?
L’accusa è pesante… c’è chi si è messo a contare le battute copiate: ben 300, π/6 del suo repertorio
Esagerato! Sono molte di meno, di mie ne ho scritte a migliaia, anche con la chiave sulle portiere delle auto dei vicini. Nessuna battuta di quelle che cito è plagio, sia perché da anni invito i miei fans a scoprirle attraverso il gioco didattico del Nascondino, sia perché ci sono sempre modifiche e innesti; niente di illecito. Buona parte del repertorio di Proietti, ad esempio, nasce da Petrolini, ricontestualizzato. E l’aggiornamento di una battuta generica (calco) è già un potenziamento, amplificato dall’allusione al precedente. È l’arte del comico.
Calco… Pi greco, amplificare. I suoi fan la capiranno?
Io voglio chiarire tutto. Ma devo essere preciso e tecnico per rispondere alla vergognosa diffamazione.
Facciamo un esempio. Mitch Buchannon ha scritto: “Hey C.J. having those tits you’ll probably have some problems with your back..hole! Don’t you?”. E lei: “Hey C.J. avere quelle tette probabilmente alcuni problemi con tua schiena…tiche! Non voi?”.
Molto simili, al netto del pessimo traduttore online che pare sia stato utilizzato, non le pare?

Ripeto, chi mi accusa dice cose che io già ho svelato da anni. Ho pubblicato la foto di diverse cartoline che ho spedito ad amici in cui ne discutevo. È il gioco del Nascondino di cui parlavo nel 2004: spargo in giro citazioni di battute altrui, e i fan devono scoprirli. È un escamotage nato come esigenza legale in caso di processi per chi sostenesse che scrivo volgarità e offese. È lo stratagemma che usava Genny Wurstel…
Mi perdoni, di chi parla?
Genny Wurstel, all’anagrafe Gennaro… il cognome non lo ricordo. Era un mio compagno di scuola, Wurstel era il soprannome perché era biondo come un tedesco e, sa, negli spogliatoi certe cose si sanno. Comunque lui era inviso alla nostra professoressa per il suo linguaggio scurrile e lei lo penalizzava nei temi, così lui iniziò ad inserire nei testi delle frasi sboccate di film, canzoni e libri, al solo scopo di dimostrare che lei non sapesse distinguere ciò che era arte da ciò che era volgarità.
Prendiamo ad esempio una battuta di un comico siciliano, quella sul pomodoro….
Ecco la battuta: “Come fai a capire che un pomodoro scorreggia? Improvvisamente devia dalla sua traiettoria e non colpisce Ferrara”… Lei, è l’accusa, si è limitato a sostituire il pomodoro con un cocomero…
Estrapolare battute da un testo dicendo “Sono simili, quindi è plagio” è una solenne baggianata. Primo, perché quella battuta, citata da me, serve come esempio della satira politica messa ovunque, a tutti i costi, che ha rovinato l’umorismo italico.
Secondo, perché ogni modifica tecnica, anche minima, può migliorare una battuta. Ecco perché, sapendo che il suono “k” è particolarmente comico basta cambiare “pomodoro” con “cocomero” per potenziare di gran lunga l’effetto.
Terzo, perché il testo di una battuta è solo uno dei tre elementi che la caratterizzano come joke .
Cocomero, joke, scusi ma ci stiamo perdendo…
Scusate i tecnicismi… ma sono necessari. Una battuta è un miniracconto, e quindi vanno considerati anche funzione comica e ruoli attanziali.
Attanziali… alzo bandiera bianca. Non so se i suoi fan immaginavano da lei una lezione di semiotica…
Se si considera che le variazioni possono vertere inoltre su ampiezza degli scarti, sostituendo isotarapie tapioco con sostanziali brematuramenti degli attanti come fossero antani, così che al momento della fase di scribai la cofandina può pesare sulle forme dell’espressione, della forma e del contenuto per evitare un appiattimento soppaltato che stuzzica le figure del tempo rifacendosi a precedenti orientamenti semantici eccetera. Ora lei converrà sul perché sia più semplice dire ‘Giustazzi ricopia!’. Un po’ di competenza però non guasterebbe, per diffamazioni così pesanti.
Le confesso che personalmente non mi trova convinto, e comunque mi tocca chiederle conto anche di altro: c’è chi l’accusa di far rimuovere, tramite la società Kazzoner a lei riconducibile, alcuni video online che mettono in relazione le sue battute con quelle degli altri comici, non solo italiani.
Perfettamente lecito, tutelavo il copyright sulle mie opere
In molti la accusano anche di aver goffamente retrodatato le cartoline che usa come prove. Ci sono due foto, nella prima compare in evidenza il timbro postale dove l’anno sembrerebbe essere stato corretto con della china, e nella seconda si vede una piccola sbavatura nel testo assente nell’altra, come se il testo della cartolina fosse stato scritto molto di recente. A ben guardare apparirebbe come un tentativo di taroccamento fatto con delle cartoline primo giorno di cui lei, scommettiamo, è un collezionista.
Non so, non mi intendo, non mi aspettavo questo genere di accanimento.
A noi interessa solo chiarire tutti i punti oscuri, per fare il nostro mestiere, per i suoi fan e anche per lei. Dunque cosa risponde a questi addebiti riguardo le prove?

D’accordo. Tutto è iniziato quando da ragazzo giravo per le feste paesane portando in giro la mia comicità, e durante uno spettacolo provai a raccontare qualche barzelletta nuova che avevo sentito allo spettacolo di un altro comico e che gli spettatori di sicuro non conoscevano; un po’ tutti i comici in giro nelle piazze lo fanno. Piacque molto e me ne chiesero altre, così arrivarono bis e applausi. Quella sera i responsabili della pro loco mi invitarono ad una cena offrendomi il loro vino, e c’erano anche parecchie giovani, così feci un po’ lo splendido continuando a fare battute, fu un peccato veniale ma ne trassi vantaggio in quella occasione. Da quel momento stabilii il ferreo criterio di dire battute di altri solo dopo averle migliorate, così da avere la coscienza a posto nel fare gli spettacoli e nel godermi poi divertimento e successo. Alcuni spettatori notarono l’assonanza con delle battute altrui e me ne chiesero conto dietro le quinte. Io gli spiegai che semplicemente mi erano piaciute e che secondo me potevano essere ancora più efficaci con uno o due accorgimenti nel modo in cui le dicevo io, trovandoli quasi sempre d’accordo. In seguito trovai alcuni casi in cui ritenevo lecita anche una riproposizione pari pari, poiché il valore aggiunto sarebbe stata la mia mimica; oppure, come già detto, feci come il mio amico Gennaro per poter sbugiardare dal palco le anziane bigotte che mi strillavano insulti dalla piazza. Come spesso accade nelle vicende umane però, quando si scavalca un muro e si pone un argine, questo sarà più labile del muro e noi saremo spinti a valicarlo e farne un altro, sempre più in prossimità del fiume.
Dunque che intenzioni ha adesso?
Attualmente è come se mi trovassi coi piedi ancora per poco sulla riva, e per quanto abbia provato a ritardare tutto, mi avete fatto rendere conto che ormai è solo dannoso negare. Posso spiegare tutto e dimostrare che ho delle attenuanti, ma non posso più trincerarmi dietro i distinguo, i noccioli delle domande elusi, le scuse e i silenzi. Domani scriverò una lettera aperta ai miei lettori.

Poche ore dopo l’intervista ci è giunto in redazione un comunicato del suo legale in cui si affermava che “Pasquale Giusto, in arte Lino Giustazzi, vi diffida dal diffondere trascrizioni artefatte delle sue parole, e ogni altra forma comunicativa lesiva della sua onorabilità”


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