Caro Babbo Natale – A Christmas Carrefour

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Sono avvolto dalla nebbia, fa un freddo dannato e tutti i contorni sono confusi, ma davanti a me si erge una muraglia di decorazioni natalizie luminose visibili dallo spazio (o dal jet di Abramovich che non ha trovato i lego per il nipote e sta volando in Danimarca a rilevare l’intera azienda danese).
Le luci di natale sono tutte uguali: fiocco di neve, slitta, angeli… potresti essere ovunque, certo tranne che a Betlemme 2000 anni fa.
Entro dentro, conscio di stare per finanziare una multinazionale francese, e lo schema si ripete: fiocco di neve, slitta, CEO che si frega le mani. Una gigantografia di Babbo Natale attrae una fila di bambini. Ho sempre odiato Babbo Natale: passa un anno intero in Lapponia a grattarsi, impegnato solo in qualche gara di triathlon finnico consistente in 10 km di sci di fondo, 50 di rally e due pagine di dettato col T9; finchè la settimana prima di Natale scopre come una cicala in ipotermia che si ritroverà oberato di lavoro e senza speranza. Assume allora in nero 3000 bambini pakistani che dovranno leggere le lettere e impacchettare il dovuto, dopo aver trattato con il sindacato delle renne gli adeguamenti retributivi per l’anno in essere.
Schifato al pensiero delle renne della cisl che si vendono al padrone, mi avvicino al reparto libri, dominato da una colonna di “Donne di Cuori”. Di fianco trovo la sezione best seller, vero feudo di Oriana Fallaci. Oriana sembra fissarmi, cazzo mi fissa sul serio, con sdegno e da ognuna delle sue copertine. Mi discosto ma gli sguardi mi seguono, finché non ne posso più e batto in ritirata. Torno dopo pochi minuti agghindato con una kefia e un sombrero, tenendo tra le mie mani inguantate di ciniglia viola un dvd di Sabina Guzzanti e una copia del corano. Le fisso tutte, una per volta in segno di sfida, e in una frazione di secondo le decine di Oriane assumono espressioni sanguinarie, lo scaffale comincia a vibrare e la temperatura delle mensole raggiunge i 451° Fahrenheit avvolgendo tra le fiamme una ragazza attardatasi a sbirciare un libro di Moccia. Attaccherò un lucchetto sulla sua lapide.
Il rogo ha quasi raggiunto il banco degli oli ed è tempo che mi metta in salvo. Mi lancio oltre il metal detector ma un prode dipendente cerca di placcarmi, perchè ho ancora addosso i guanti di ciniglia. Prontamente li sfilo e glieli lancio, fermando la sua corsa. Rotolo fuori appena in tempo mentre là dentro tutto esplode, portando con sè anche lo sguardo fiero dell’operatore all’ingresso, come uno schiavo sepolto col suo faraone.
Quando mi rialzo è tutto buio, ho un grosso bozzo sulla fronte e sento la voce di Lady Gaga che mi parla dalla radio. Sono sul pavimento della mia stanza. Devo essere svenuto mentre leccavo il retro di un francobollo che celebrava l’annuale progetto del WWF “Salviamo i Rospi”. Mi rialzo e sulla mia scrivania c’è la lettera che intendevo spedire a Babbo Natale per dirgli quanto lo disprezzo, e che ore fa stavo per affrancare. Forse tutto questo ha un senso, forse Babbo Natale non è poi quel vecchio mostro che la Pepsi ci ha insegnato a temere. Decido di riporre la lettera minatoria nel cassetto con le altre, tutte quelle mai inviate alla mia amata Michelle Hunziker. Non che io abbia paura della legge, tutt’altro. Solo, il mio è stalking platonico.

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2 Risposte to “Caro Babbo Natale – A Christmas Carrefour”

  1. MelissaP2 Says:

    Bello.
    …pero’ mi ricorda un altro pezzo 😛

  2. Jonathan Grass Says:

    Sono solo illazioni, ma fai bene (cit.)

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