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Editoriale primo maggio

8 maggio 2010

Con la crisi dell’editoria che si fa sempre più grave, l’editore di ScaricaBile (ebbene sì, non siamo fortunati come Belpietro il cui editore “è la mia coscienza”) prosegue coi tagli e così nell’ultimo numero ospitiamo l’editorialista di un’altra rivista del gruppo, il nostro omonimo con la ‘b’ minuscola ‘Scaricabile – scritture private e letture d’evasione fiscale’:

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I sindacati quest’anno hanno scelto Rosarno per le celebrazioni del primo maggio, e in casi come questi occorre mettersi una mano sulla coscienza e pronunciare parole coraggiose. E’ vero che a sud dell’uscita per Voghera sono tutti terroni, ma alcuni sono più terroni di altri, per cui noi stiamo coi cittadini di Rosarno, per tutto quello che hanno subito.

Stiamo con loro perché ogni giorno devono tollerare la vista e, diciamolo, anche la puzza di extracomunitari quasi tutti clandestini che vivono in capannoni e si fanno sfruttare facendosi pagare così poco che nessun italiano, nemmeno un calabrese, accetterebbe di lavorare al posto loro. Gli immigrati si ribellano, sfasciano tutto dando la colpa ai cittadini per la loro condizione, così per i buonisti i cittadini di Rosarno diventano degli aguzzini, e per voce del paladino della giustizia a cottimo Saviano vengono chiamati mafiosi perché qualcuno ha tirato due pallini su un clandestino. Avercene di esempi di civismo come questi in Padania.

E poi il primo maggio è la festa del lavoro, basta con questa retorica degli sfruttati, degli stage, dei morti sul lavoro… I morti sul lavoro sono così pochi che si muore molto di più sulle strade, dove pure fanno queste campagne antialcol che, come dice bene Zaia, sono “un’autentica cazzata”.

Celebriamo invece chi il lavoro lo crea e lo dà. Non siamo un popolo di operai, ma di imprenditori. Abbiamo miriadi di partite iva, di veri benefattori della società, che sono le vere vittime, strozzati dalle tasse di cinquant’anni di governi di sinistra. L’economia italiana si regge su chi produce e sui loro suv, sulle loro poltrone comode in business class, sui loro 14 metri ormeggiati a Portofino. Celebriamo dunque chi ci ha dato lustro nel mondo: l’impero di Calisto Tanzi, l’intuizione di Matteo Cambi, il genio tutto italiano di Charles Ponzi.

-Questo editoriale è solo il 5% di quello scritto per l’edizione lussemburghese-



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All In!

9 gennaio 2010


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