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Dalla lettera di Pierluigi Bersani agli elettori

5 aprile 2010

 

Cara amica, caro amico,
le recenti elezioni regionali sono state per tutti noi un passaggio importante, che ci mostra come per farci votare non basti più fare leva sulle vergognose leggi su lavoro, giustizia e immigrazione, sulla corruzione e sugli scandali del premier. Sospettando che rispetto al solito ci sarebbe stata una minore propensione dell’elettorato a votare turandosi il naso, ci eravamo premurati di fornire noi oltre 3 milioni di mollette durante le primarie; non è che le avevamo date perché ci fosse venuto un trip.
Ora so bene che in questi giorni nei circoli, nelle balere, dal barbiere aperto anche il lunedì, e anche sul web si sta discutendo dei risultati delle regionali, ho letto molti messaggi. Vi invito a diffondere la mia lettera per e-mail ai vostri amici, a discuterne pubblicandola su blog e siti, condividendola su facebook, così che se ognuno di voi la manda a 10 persone, e ognuna di loro ad altre 10 e così via questa e-mail farà il giro del mondo. Non spezzate la catena, io l’ho fatto e mi hanno candidato a segretario del PD.

Il Partito democratico è in piedi. Ma non pensate che ci sia venuto un trip quando lo diciamo, perché in queste ore sentiamo comunque forte la delusione per avere perso la guida di alcune regioni, e il Lazio e il Piemonte per una manciata di voti. Delusione in parte attenuata dalla conquista della presidenza di 7 regioni sulle 13 in palio: un risultato non scontato alla luce di quanto combinato dal 2007 in poi da Veltroni, che con la sua vocazione maggioritaria e il miraggio del voto utile è stato la goccia, per usare un eufemismo, che ha portato al “Non ci sto più” di parte del nostro elettorato. Va rimarcato che per la prima volta dopo molto tempo, si è verificato un arretramento consistente dei consensi del Popolo delle libertà, e anche se non siamo affatto riusciti ad approfittarne, le distanze tra il campo del centrodestra e il campo del centrosinistra sono oggi sensibilmente inferiori rispetto a un anno fa, e ciò crea uno spazio per il nostro impegno e per il nostro lavoro, che cercheremo di sfruttare con lungimiranti alleanze con l’UDC, ritenendo garantiti come sempre i voti che stanno a sinistra.

Dal voto emerge chiaramente una disaffezione crescente dei cittadini italiani verso la politica, percepita come lontana dai loro problemi, quando non la causa degli stessi. Una crisi sociale ed economica pesante fa sentire ogni giorno le sue conseguenze sulla vita dei cittadini, senza che dal governo arrivino risposte adeguate alla gravità dei problemi.

La possibilità di cambiare il corso delle cose è legata alla nostra capacità di offrire un’alternativa positiva e credibile. Adesso dobbiamo accelerare. Da qui dobbiamo ripartire mettendoci al lavoro per rafforzare il nostro progetto e per dare radicamento a un Partito democratico sinora concepito come sparring partner ideale per qualsiasi grande forza populista che si mostri vicina alla gente mentre aiuta le grandi aziende, che sbandieri di aver recuperato miliardi di euro che in realtà sono il 5% di miliardi e miliardi di evasione fiscale in parte programmata grazie all’annuncio dello scudo, e che riesca comunque a metterci all’angolo in quanto incapaci di offrire proposte chiare e semplici che abbiano un contenuto visibile e coerente.

Diversamente, i rischi non solo di disaffezione dell’elettorato ma anche di voti per Grillo, di trip e di frammentazione impotente, non potrebbero che diventare più gravi.

Dobbiamo servire il Paese raffigurandoci come un partito fondato sul lavoro, il partito della Costituzione,  quella scampata alla bicamerale. Il partito di una nuova unità della nazione.

Il Partito Democratico è il partito di una nuova centralità e dignità del lavoro non sommerso e della valorizzazione del suo ruolo, attualmente dileggiato, nella costruzione del futuro del Paese.
È il partito che non accetta che il consenso venga prima delle regole e infatti ha iniziato col candidare degli inquisiti e dei pregiudicati, confidando che il consenso sarebbe arrivato in seguito con l’applicazione.
È il partito che scrive ancora frasi come “dare una risposta innovativa al tema delle autonomie nel quadro di una rinnovata unità nazionale”.

Avvieremo insieme un grande piano di lavoro incardinato su questi obiettivi.
È evidente in questo l’importanza che rivestiranno i circoli come punto di impegno visibile del partito sui territori e come luogo della selezione della nuova classe dirigente della quale abbiamo bisogno, dopo che lì si sono scelti, all’unanimità ma male, i candidati per le regionali.

È pensando a tutto questo che voglio ripetere anche qui che nel Partito democratico c’è spazio, come è nostro costume, per una discussione larga e libera sul dopo elezioni e sulle prospettive del nostro partito, ma non per dibattiti sull’acqua pubblica, la rete libera, investimenti ingenti su vere fonti rinnovabili, l’errore del CIP 6, sulle libertà civili, sul testamento biologico, e su tutti quei temi che potrebbero precluderci un’alleanza con l’UDC o il voto di qualche migliaio di persone. Sarebbe un rischio troppo alto, e il cui unico ritorno sarebbe in ultima istanza solo fornire una vera alternativa e riportare 4-5 milioni di elettori non solo di sinistra a votare, e magari vincere le elezioni tra 3 anni. Ma questo non fa, e forse non farà mai parte della tradizione del PD.

Buon lavoro. Approfitto per rivolgere a tutti voi e alle vostre famiglie i miei auguri di Buona Pasqua e vi saluto ringraziandovi per il vostro impegno. Trip. (Scusate, me ne avanzava uno)


Pier Luigi Bersani
Segretario Nazionale del Partito Democratico

Tu chiamale se vuoi Interpretazioni (e lo firmò…)

7 marzo 2010

Giorni fa me ne stavo a rappare “Insieme per vincere” di Formigoni, quando leggo la notizia che la sua lista è in pericolo. Lui parla di timbri quadrati anzichè tondi, ma la cosa sembra pesante: anche prendendo per buone schede senza una firma, mancherebbero comunque centinaia di firme (ritenute non valide o prive di indicazione del documento) e altre sarebbero state apposte illegalmente sul modulo in bianco. Già avevo saputo dei problemi della lista PdL nella provincia di Roma: chi doveva consegnare le liste era in fila, poi va via con le liste e torna 45 minuti dopo la chiusura, con delle liste forse modificate. Viene messo a verbale il ritardo e la lista non viene accettata. Nel complesso un enorme pastrocchio, come se ne può uscire fuori? Napolitano (sopra, liberamente interpretato da Stanis) esprime prima perplessità, poi apprensione, poi suggerisce lo strumento: decreto legge interpretativo. Quello lo valuterà. Tradotto: fate così, lo firmo, e me ne vado a dormire.

Avrebbero potuto portargli scritto

“Il secondo comma dell’articolo 3 della costituzione, si interpreta nel senso che la costruzione di inceneritori in un territorio rientra nella libertà e l’uguaglianza dei cittadini e nella partecipazione di tutti i lavoratori, e pertanto i cittadini del luogo che si trovassero a protestare si configurerebbero come ostacoli all’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese; e sarebbe compito della Repubblica rimuoverli”

Invece si sono limitati a 4 punti relativi all’odierno, con precisione chirurgica:

1. Per chi suona la campana

1. Il primo comma dell’articolo 9 della legge 17 febbraio 1968, n.108, si interpreta nel senso che il rispetto dei termini orari di presentazione delle liste si considera assolto quando, entro gli stessi, i delegati incaricati della presentazione delle liste, muniti della prescritta documentazione, abbiano fatto ingresso nei locali del Tribunale. La presenza entro il termine di legge nei locali del Tribunale dei delegati puo’ essere provata con ogni mezzo idoneo.

Niente di strano? Dov’è finito il riferimento finale alla ‘prescritta documentazione‘? Forse anche la sua modificazione potrebbe essere provata…

2. Troppo formale

2. Il terzo comma dell’articolo 9 della legge 17 febbraio 1968, n.108, si interpreta nel senso che le firme si considerano valide anche se l’autenticazione non risulti corredata da tutti gli elementi richiesti dall’articolo 21, comma 2, ultima parte, del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, purche’ tali dati siano comunque desumibili in modo univoco da altri elementi presenti nella documentazione prodotta. In particolare, la regolarita’ della autenticazione delle firme non e’ comunque inficiata dalla presenza di una irregolarita’ meramente formale quale la mancanza o la non leggibilita’ del timbro della autorita’ autenticante, dell’indicazione del luogo di autenticazione, nonche’ dell’indicazione della qualificazione dell’autorita’ autenticante, purche’ autorizzata.

Mancanza di un timbro, dell’indicazione del luogo e dell’autore della certificazione = irregolarità meramente formale.

D’ora in poi in aeroporto mi basterà presentarmi con una fototessera, quella non si sgualcisce come la carta d’identità nel portafoglio. Questa è lotta alla burocrazia!

3. Ricorsi

3. Il quinto comma dell’articolo 10 della legge 17 febbraio 1968, n. 108, si interpreta nel senso che le decisioni di ammissione di liste di candidati o di singoli candidati da parte dell’Ufficio centrale regionale sono definitive, non revocabili o modificabili dallo stesso Ufficio. Contro le decisioni di ammissione puo’ essere proposto esclusivamente ricorso al Giudice amministrativo soltanto da chi vi abbia interesse. Contro le decisioni di eliminazione di liste di candidati oppure di singoli candidati e’ ammesso ricorso all’Ufficio centrale regionale, che puo’ essere presentato, entro ventiquattro ore dalla comunicazione, soltanto dai delegati della lista alla quale la decisione si riferisce. Avverso la decisione dell’Ufficio centrale regionale e’ ammesso immediatamente ricorso al Giudice amministrativo.

Una volta che l’ufficio centrale accetta una candidatura, non si può fare ricorso se non al TAR (Dopo le elezioni, suppongo). In caso di esclusione di una lista o un candidato invece si può passar oltre alla bocciatura della Corte d’Appello, perchè il ricorso al Tar prima del voto, inammissibile per la legge attuale, diventa ammissibile. Non si è cambiata la legge, badate, è che magari a qualche seminatore d’odio sfugge il concetto di “Interpretazione autentica”.

4. Tana libera tutti

4. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche alle operazioni e ad ogni altra attivita’ relative alle elezioni regionali, in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto. Per le medesime elezioni regionali i delegati che si siano trovati nelle condizioni di cui al comma 1 possono effettuare la presentazione delle liste dalle ore otto alle ore venti del primo giorno non festivo successivo a quello di entrata in vigore del presente decreto.

In volgare: «Nel caso non si fosse capito tutte queste cose valgono da subito. Cazzo, le abbiamo fatte apposta! Vedevamo già Cappato che letti i primi 3 punti sorrideva come un ebete e scattava in tribunale per far ricorso anche su questo. Cappato siediti, non puoi farci niente, puoi restare in un angolo senza mangiare ma a noi frega un cazzo. Domattina barba, cappuccino, brioche, si prendono le liste che nemmeno sono mai entrate nell’ufficio, le rileggiamo con calma, cambiamo qualcosa se vogliamo, e poi le portiamo. Anzi, basta che uno stia all’ufficio, anzi, no basta che stia dentro il tribunale. Aspetta, basta che uno si faccia una foto dentro il tribunale prima dell’orario e poi la presenti come prova. Un po’ come al seggio. A volte penso che così non ci sia nemmeno gusto, poi però mi faccio due conti… Li batteremo sempre! Sempre!“»


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