Archive for the ‘Impulsi’ Category

Questione di prospettiva

20 novembre 2010

«Perché piangi?» chiese Mara alla ragazza che stava rannicchiata sul pavimento, nel bagno del 69 Glam Club.
«Le vedi queste? Le ho appena rifatte ma non serviranno più a un cazzo se continua così! Con il GF che fa 4 milioni di spettatori meno di quella merda di Saviano. Lo ammazzassero».
«Ma dai che c’è sempre Papi»
«Sarò rimasta l’ultima che non se l’è fatto, Berlusconi»
«Parlavo di Enrico Papi, sai il programma Trasformat, o come si chiama sta settimana: lì puoi metterti in mostra insieme alla Fico»
«No dai, va bene vivere alla giornata, ma lì vinci la puntata e il giorno dopo il programma è cambiato un’altra volta. Poi hai idea di quante rate mi mancano per pagare queste tette? Ho detto a mia madre che erano gratis perché facevo pompini al chirurgo estetico; adesso come faccio? Quello è pure frocio! Io mi fidavo, da fan di Nip/Tuck… Ma che paese di merda stiamo diventando, se la prima sfigata con una laurea in tristologia può andare a lamentarsi davanti a mezza Italia che non la prendono a fare la promoter?»
«Ma stai tranquilla: erano solo 4 puntate, e 2 sono già passate. Poi è tutta gente che non guarda mai la tv, e da dicembre tornerà a non guardarla. Non è cambiato niente»

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WHAT IF – (Die) Spanier über alles

12 novembre 2010

WHAT IF la rubrica che disegna scenari che Voyager non avrebbe il coraggio di raccontare:

Dove porterà la lotta per la parità sessuale combattuta coi documenti personali?

I cittadini spagnoli possiedono due cognomi: di norma il primo cognome del padre seguito dal primo della madre, ereditano cioè i primi cognomi dei due nonni. Un disegno di legge di questi giorni rischia però di andare ben oltre le intenzioni di quel femminismo fricchettone che fa sentire i macho italiani col portachiavi del duce così orgogliosi e superiori ai loro omologhi spagnoli.
Questa nuova legge, se approvata, cambierebbe l’ordine di default del doppio cognome, da padre-madre a una successione in ordine alfabetico; forse si tratta di mancanza di coraggio per dare precedenza al cognome della madre, come in Brasile, oppure dietro c’è il frutto malvagio di un freddo calcolo, dalle conseguenze irreparabili: una vera pulizia anagrafica.
Pensateci: Un Paco Gutierrez Lopez e una Maria Blanco Vazquez genereranno un piccolo José Blanco Gutierrez che unendosi ad un’ipotetica Penelope Aguilar Morales avrà un figlio coi cognomi Aguilar Blanco. In pochissime generazioni, salvo inversioni dell’ordine operate una volta maggiorenni, si avrebbe la scomparsa dei cognomi non in cima all’ordine alfabetico. Ciò che non è riuscito ad un ben poco ariano Hitler con l’eugenetica potrebbe riuscire a chi si chiama Rodriguez Zapatero con la euanagrafica, o pulizia anagrafica, in una sorta di delirante Aktion T9. Gli elenchi telefonici finirebbero per somigliare sempre più alla colonna di annunci personali con “Aaa abacaba massaggiatrice completissima” che  infestano i nostri quotidiani, il tutto finalizzato ad un ambizioso Ideale Ultimo: la maggiore visibilità di imprese e singoli spagnoli all’interno di liste unificate UE.

Da un grande potere derivano grandi responsabilità

4 ottobre 2010

Quando ho sentito la bestemmia ho provato una profonda delusione. C’è chi non si rende conto del ruolo che riveste e di cosa esso comporti in termini di responsabilità e di aspettative generate.
Mi riferisco ovviamente a Niccolò Ghedini.
Il nostro eroe (non ce ne voglia Mangano, che ci osserva dal cielo sul suo cavallo e mezzo alato) si è visto recentemente insidiare dai legali di Sgarbi, che per difendere la frase del loro assistito «Travaglio è un pezzo di merda tutto intero» si sono lanciati in un commovente elogio del letame e delle sue proprietà.
Un campione come Niccolò cosa si sarà inventato per replicare? Nulla, anzi peggio: un’intervista frignona su Repubblica in cui arriva a dire «Anch’io mi deprimo, sento il peso di una fatica che si fa sempre più dura. O pensa che non abbia momenti di fragilità? O non mi chieda: è giusto o sbagliato quello che sto facendo.».
Non c’è che dire, il prode Niccolò è in un momento di difficoltà e di demotivazione. Ci vorrebbe qualcosa di grosso per ridare slancio al Robert Shapiro del triveneto; quando ecco che, come in ogni film sportivo/natalizio/con animali/bambini/adolescenti del palinsesto pomeridiano Mediaset, l’occasione arriva:
L’Espresso tira fuori una registrazione di Berlusconi che a L’Aquila nel post terremoto racconta a dei militari una barzelletta su Rosy Bindi, la cui chiusa è una bestemmia: un “Orco Dio!” urlato che fa partire la risata dei soldati.

Dai Niccolò, è tua!
C’è la morbosità, l’intrusione, la strumentalizzazione di una “storiella innocua”, lo spirito cameratesco utile a motivare i giovani…
Nulla. Di nulla.
La difesa della bestemmia passa addirittura a Monsignor Fisichella che si dimostra all’altezza invocando la “contestualizzazione”.
Ammiro l’estro dell’arcivescovo ma resto paralizzato dalla delusione, come un reduce di Woodstock (quella vera) che scoprisse che Hendrix è ancora vivo e ora apre i concerti di Justin Bieber.
Non sopporto il pensiero che Ghedini non abbia provato nemmeno a dire «dopo la saga di Shrek il termine “orco” ha ormai stemperato le sue connotazioni negative passando ad identificare anche un essere amato dai bambini…»
Non posso vivere così… basta!

BANG!

…si è inceppata.
Immaginarne una funzionante è sempre troppo complicato.

Giustazzi: Shock e intervista e(sc)lusiva

23 luglio 2010

Testata del blog di Lino Giustazzi

Circa un mese fa alla redazione di ScaricaBile è giunta la lettera di un fan deluso di Giustazzi  (la trovate anche su ScaricaBile 32):

Lino Giustazzi ricopia ?

Si dice che conoscere personalmente il proprio idolo, la persona di cui si è uno dei più grandi ammiratori, il proprio mito che si era idealizzato, porti solo delusione. Spesso è vero, ma rientra nella normalità delle cose, perché l’errore è nostro. Ben più terribile è invece quando la delusione viene dallo scoprire qualcosa che concerne l’ambito della sua attività, sia essa artistica, sportiva o altro, che fa crollare lastima che avevi nei suoi confronti. A me è successo con Lino Giustazzi.

Guardavo su YouTube un video di Ezio Greggio e gli sento dire “Il sedicente medico… no sedicente è troppo! L’undicente medico….” e rimango allibito. Mi chiedo come possa pronunciare impunemente una battuta del grande Lino Giustazzi senza citare la fonte, e tutti sappiamo quanto Lino sia suscettibile su questo aspetto. Verifico subito prendendo il libro “La cameriera e altri infallibili modi…gliani battuti all’asta” e come pensavo la battuta è di Lino. Sto per mandare una e-mail di fuoco a Ezio Greggio quando in un altro video sento “Sarà vero? Sarà falso? Sarah Ferguson?” e il mio stupore è grande nel notare che il video è di qualche anno fa, obiettivamente prima dell’uscita del libro “fallito visto da Costanzo”. Non so più cosa pensare e inizia una lunga e dolorosa ricerca che mi condurrà a scoprire come molte delle più fulminanti freddure del Lino nazionale (Banfi non è degno nemmeno di chiudergli il velcro delle scarpe) non siano sue. Dopo una corposa opera di traduzione delle opere di Martufello giungo alla conclusione che Lino vi ha in buona parte attinto, e quasi con le lacrime agli occhi devo ammettere che lo stesso vale per molti altri, in cui sposta l’ordine di alcune parole, mette un punto esclamativo in più o uno di sospensione in meno, o talvolta la battuta è identica e varia solo per l’uso del maiuscolo finale. Ho già scoperto battute di Lino che in realtà sono state scritte da Pali e Dispari, Gerry Calà, Franco Oppini, Ezio Greggio, i Turbolenti, Biagio Izzo, Massimo Boldi, Fabrizio Fontana, Giuseppe Masia, Pippo Franco, lo Zoo di 105, Er Patata, Bombolo, Enzo Salvi, Enrico Brignano, i Fichi d’India, Pino Campagna… e l’elenco sembra non finire mai.

Ho scritto una e-mail a Lino e mi aspetto una sua risposta esaustiva, anche se le prove appaiono schiaccianti.

Nichelname

A questo punto sono stato inviato d’urgenza per fargli un’intervista esclusiva:

Lino rispondici. Dicci che cosa dobbiamo pensare: hai davvero copiato le battute a tutti quei comici? Perché lo hai fatto?
Lino Giustazzi, in una pausa del suo Tour ‘Draghi di comodo o per passione’, accetta di rispondere alle nostre domande. Il tono della voce è misurato, difficile dire se dissimuli:

“Chiedetemi quello che volete”, attacca.
Accetta di rispondere?
A tutto.
Le abbiamo già accennato alla lettera che ci è giunta in relazione, e ne è già nato un blog con centinaia di messaggi. Insomma, Giustazzi… ricopia?
È vero, lo dico da anni, e lo faccio apposta, per motivi precisi. Non ho mai nascosto nulla. Dov’è la notizia?
L’accusa è pesante… c’è chi si è messo a contare le battute copiate: ben 300, π/6 del suo repertorio
Esagerato! Sono molte di meno, di mie ne ho scritte a migliaia, anche con la chiave sulle portiere delle auto dei vicini. Nessuna battuta di quelle che cito è plagio, sia perché da anni invito i miei fans a scoprirle attraverso il gioco didattico del Nascondino, sia perché ci sono sempre modifiche e innesti; niente di illecito. Buona parte del repertorio di Proietti, ad esempio, nasce da Petrolini, ricontestualizzato. E l’aggiornamento di una battuta generica (calco) è già un potenziamento, amplificato dall’allusione al precedente. È l’arte del comico.
Calco… Pi greco, amplificare. I suoi fan la capiranno?
Io voglio chiarire tutto. Ma devo essere preciso e tecnico per rispondere alla vergognosa diffamazione.
Facciamo un esempio. Mitch Buchannon ha scritto: “Hey C.J. having those tits you’ll probably have some problems with your back..hole! Don’t you?”. E lei: “Hey C.J. avere quelle tette probabilmente alcuni problemi con tua schiena…tiche! Non voi?”.
Molto simili, al netto del pessimo traduttore online che pare sia stato utilizzato, non le pare?

Ripeto, chi mi accusa dice cose che io già ho svelato da anni. Ho pubblicato la foto di diverse cartoline che ho spedito ad amici in cui ne discutevo. È il gioco del Nascondino di cui parlavo nel 2004: spargo in giro citazioni di battute altrui, e i fan devono scoprirli. È un escamotage nato come esigenza legale in caso di processi per chi sostenesse che scrivo volgarità e offese. È lo stratagemma che usava Genny Wurstel…
Mi perdoni, di chi parla?
Genny Wurstel, all’anagrafe Gennaro… il cognome non lo ricordo. Era un mio compagno di scuola, Wurstel era il soprannome perché era biondo come un tedesco e, sa, negli spogliatoi certe cose si sanno. Comunque lui era inviso alla nostra professoressa per il suo linguaggio scurrile e lei lo penalizzava nei temi, così lui iniziò ad inserire nei testi delle frasi sboccate di film, canzoni e libri, al solo scopo di dimostrare che lei non sapesse distinguere ciò che era arte da ciò che era volgarità.
Prendiamo ad esempio una battuta di un comico siciliano, quella sul pomodoro….
Ecco la battuta: “Come fai a capire che un pomodoro scorreggia? Improvvisamente devia dalla sua traiettoria e non colpisce Ferrara”… Lei, è l’accusa, si è limitato a sostituire il pomodoro con un cocomero…
Estrapolare battute da un testo dicendo “Sono simili, quindi è plagio” è una solenne baggianata. Primo, perché quella battuta, citata da me, serve come esempio della satira politica messa ovunque, a tutti i costi, che ha rovinato l’umorismo italico.
Secondo, perché ogni modifica tecnica, anche minima, può migliorare una battuta. Ecco perché, sapendo che il suono “k” è particolarmente comico basta cambiare “pomodoro” con “cocomero” per potenziare di gran lunga l’effetto.
Terzo, perché il testo di una battuta è solo uno dei tre elementi che la caratterizzano come joke .
Cocomero, joke, scusi ma ci stiamo perdendo…
Scusate i tecnicismi… ma sono necessari. Una battuta è un miniracconto, e quindi vanno considerati anche funzione comica e ruoli attanziali.
Attanziali… alzo bandiera bianca. Non so se i suoi fan immaginavano da lei una lezione di semiotica…
Se si considera che le variazioni possono vertere inoltre su ampiezza degli scarti, sostituendo isotarapie tapioco con sostanziali brematuramenti degli attanti come fossero antani, così che al momento della fase di scribai la cofandina può pesare sulle forme dell’espressione, della forma e del contenuto per evitare un appiattimento soppaltato che stuzzica le figure del tempo rifacendosi a precedenti orientamenti semantici eccetera. Ora lei converrà sul perché sia più semplice dire ‘Giustazzi ricopia!’. Un po’ di competenza però non guasterebbe, per diffamazioni così pesanti.
Le confesso che personalmente non mi trova convinto, e comunque mi tocca chiederle conto anche di altro: c’è chi l’accusa di far rimuovere, tramite la società Kazzoner a lei riconducibile, alcuni video online che mettono in relazione le sue battute con quelle degli altri comici, non solo italiani.
Perfettamente lecito, tutelavo il copyright sulle mie opere
In molti la accusano anche di aver goffamente retrodatato le cartoline che usa come prove. Ci sono due foto, nella prima compare in evidenza il timbro postale dove l’anno sembrerebbe essere stato corretto con della china, e nella seconda si vede una piccola sbavatura nel testo assente nell’altra, come se il testo della cartolina fosse stato scritto molto di recente. A ben guardare apparirebbe come un tentativo di taroccamento fatto con delle cartoline primo giorno di cui lei, scommettiamo, è un collezionista.
Non so, non mi intendo, non mi aspettavo questo genere di accanimento.
A noi interessa solo chiarire tutti i punti oscuri, per fare il nostro mestiere, per i suoi fan e anche per lei. Dunque cosa risponde a questi addebiti riguardo le prove?

D’accordo. Tutto è iniziato quando da ragazzo giravo per le feste paesane portando in giro la mia comicità, e durante uno spettacolo provai a raccontare qualche barzelletta nuova che avevo sentito allo spettacolo di un altro comico e che gli spettatori di sicuro non conoscevano; un po’ tutti i comici in giro nelle piazze lo fanno. Piacque molto e me ne chiesero altre, così arrivarono bis e applausi. Quella sera i responsabili della pro loco mi invitarono ad una cena offrendomi il loro vino, e c’erano anche parecchie giovani, così feci un po’ lo splendido continuando a fare battute, fu un peccato veniale ma ne trassi vantaggio in quella occasione. Da quel momento stabilii il ferreo criterio di dire battute di altri solo dopo averle migliorate, così da avere la coscienza a posto nel fare gli spettacoli e nel godermi poi divertimento e successo. Alcuni spettatori notarono l’assonanza con delle battute altrui e me ne chiesero conto dietro le quinte. Io gli spiegai che semplicemente mi erano piaciute e che secondo me potevano essere ancora più efficaci con uno o due accorgimenti nel modo in cui le dicevo io, trovandoli quasi sempre d’accordo. In seguito trovai alcuni casi in cui ritenevo lecita anche una riproposizione pari pari, poiché il valore aggiunto sarebbe stata la mia mimica; oppure, come già detto, feci come il mio amico Gennaro per poter sbugiardare dal palco le anziane bigotte che mi strillavano insulti dalla piazza. Come spesso accade nelle vicende umane però, quando si scavalca un muro e si pone un argine, questo sarà più labile del muro e noi saremo spinti a valicarlo e farne un altro, sempre più in prossimità del fiume.
Dunque che intenzioni ha adesso?
Attualmente è come se mi trovassi coi piedi ancora per poco sulla riva, e per quanto abbia provato a ritardare tutto, mi avete fatto rendere conto che ormai è solo dannoso negare. Posso spiegare tutto e dimostrare che ho delle attenuanti, ma non posso più trincerarmi dietro i distinguo, i noccioli delle domande elusi, le scuse e i silenzi. Domani scriverò una lettera aperta ai miei lettori.

Poche ore dopo l’intervista ci è giunto in redazione un comunicato del suo legale in cui si affermava che “Pasquale Giusto, in arte Lino Giustazzi, vi diffida dal diffondere trascrizioni artefatte delle sue parole, e ogni altra forma comunicativa lesiva della sua onorabilità”

On green Air

19 giugno 2010

“Buona notte qui è Radio Raptus Xenofobo, forse lì c’è qualcuno che non dorme, ma comunque io ho qualcosa da dire.

Diocaro mi hanno fatto sentire quasi in colpa, dopo che ho avuto una discussione col prete, che anche se è un peruviano e fa il so-tutto-io la mamma e la tosa dicono che è sempre un prete e ghe ho da rispettarlo che parla per Nostro Signore. Sto prete ha detto nell’omelia di aprirci al mondo e che si fa più opera nel nome di Dio con le attività di volontariato della parrocchia e non solo, che trattando male il prossimo e poi venendo a messa la domenica dicendo di credere solo in Dio. Gli ho detto Don Gonzalo o come te ciami, io credo anche in altro:

Credo negli editoriali di Minzolini, e nei corsivi di Vittorio Feltri
Credo al doppio colpo di clacson della seconda macchina in fila appena il semaforo diventa verde, come la mia camicia.
Credo che ognuno di voi mi invidierebbe se girassi in Ferrari con una modella nuova ogni settimana.
Credo che un governo come quello del Duce Benito Mussolini non ci sarà mai più, ma non è detto che non ce ne saranno altri del fare, belli in maniera diversa.
Credo che sia un bel posto qui, però prima di far arrivare qualcun altro bisogna fare i conti con chi c’è qua da sempre, e allora penso che prima o poi
picchierò qualche negro.
Credo che quando avrò una famiglia sarà dura tirare avanti con i terroni che ti mangiano tutto con le tasse, però credo anche che se non imbracceremo i fucili come dice l’Umberto, difficilmente cambieranno le cose.
Credo che c’ho un buco grosso in cassa, ma anche che il Cayenne, qualche escort agli eventi giusti, il Rolex, qualche falso in bilancio e un conticino in Svizzera senza sforzi questo buco lo camuffino.
Credo che la voglia di lavorare come un negro per farti sottopagare da me vuol dire che hai voglia di essere sfruttato e di non avere un aumento, che io l’aumento non te lo do nemmeno se lavori per tre.
Credo che non sia giusto indagare col tracciamento le spese dei ricchi, perché comunque gli sbirri non sanno proprio un cazzo di quanto costi fare la vita da ricchi.
Credo che per andare avanti in certi momenti ti serva molta energia.

Allora vediamo di ricaricare le nostre scorte con questa

nnnnffffff !!

♪ Piccolo spazio pubblicità ♫
♪ Piccolo spazio pubblicità ♫…”

Senza averne vo

31 maggio 2010

Scienza
Secondo una ricerca italiana il cervello dei razzisti funziona in modo differente. Che sollievo, cominciavo a sentirmi io un diverso per non essere mai andato a prelevare urina fumante in una porcilaia. La ricerca consisteva nel mostrare delle immagini di aghi conficcati in mani con la pelle di diverso colore e, osservando l’andamento dei circuiti neuronali associati all’empatia, si è scoperto in sostanza che chi aveva rivelato precedentemente idee xenofobe, davanti ad una mano dalla pelle nera con degli aghi conficcati provava indifferenza, una volta passata l’erezione.

Golfo del Messico
Il petrolio ha smesso di uscire dal pozzo. La soluzione ha raggiunto l’equilibrio

Sardegna
Con la visita di D’Alema ai candidati amministratori del centrosinistra si è chiusa nell’isola la campagna elettorale del centrodestra.

Palermo

Il ‘signor Franco’, il misterioso agente che ha attraversato le vicende degli ultimi 30 anni di storia siciliana, identificato con una foto: E’ Biagio Schirò.

Parigi
Berlusconi cita Mussolini “il potere ce l’hanno i miei gerarchi”: Il potere di non venire disturbati per comunicazione futili come il cambio di nome del partito o i tagli ai propri ministeri.

Editoriale primo maggio

8 maggio 2010

Con la crisi dell’editoria che si fa sempre più grave, l’editore di ScaricaBile (ebbene sì, non siamo fortunati come Belpietro il cui editore “è la mia coscienza”) prosegue coi tagli e così nell’ultimo numero ospitiamo l’editorialista di un’altra rivista del gruppo, il nostro omonimo con la ‘b’ minuscola ‘Scaricabile – scritture private e letture d’evasione fiscale’:

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I sindacati quest’anno hanno scelto Rosarno per le celebrazioni del primo maggio, e in casi come questi occorre mettersi una mano sulla coscienza e pronunciare parole coraggiose. E’ vero che a sud dell’uscita per Voghera sono tutti terroni, ma alcuni sono più terroni di altri, per cui noi stiamo coi cittadini di Rosarno, per tutto quello che hanno subito.

Stiamo con loro perché ogni giorno devono tollerare la vista e, diciamolo, anche la puzza di extracomunitari quasi tutti clandestini che vivono in capannoni e si fanno sfruttare facendosi pagare così poco che nessun italiano, nemmeno un calabrese, accetterebbe di lavorare al posto loro. Gli immigrati si ribellano, sfasciano tutto dando la colpa ai cittadini per la loro condizione, così per i buonisti i cittadini di Rosarno diventano degli aguzzini, e per voce del paladino della giustizia a cottimo Saviano vengono chiamati mafiosi perché qualcuno ha tirato due pallini su un clandestino. Avercene di esempi di civismo come questi in Padania.

E poi il primo maggio è la festa del lavoro, basta con questa retorica degli sfruttati, degli stage, dei morti sul lavoro… I morti sul lavoro sono così pochi che si muore molto di più sulle strade, dove pure fanno queste campagne antialcol che, come dice bene Zaia, sono “un’autentica cazzata”.

Celebriamo invece chi il lavoro lo crea e lo dà. Non siamo un popolo di operai, ma di imprenditori. Abbiamo miriadi di partite iva, di veri benefattori della società, che sono le vere vittime, strozzati dalle tasse di cinquant’anni di governi di sinistra. L’economia italiana si regge su chi produce e sui loro suv, sulle loro poltrone comode in business class, sui loro 14 metri ormeggiati a Portofino. Celebriamo dunque chi ci ha dato lustro nel mondo: l’impero di Calisto Tanzi, l’intuizione di Matteo Cambi, il genio tutto italiano di Charles Ponzi.

-Questo editoriale è solo il 5% di quello scritto per l’edizione lussemburghese-



Fiocco azzurro

18 marzo 2010

E’ nato Nathan Falco Briatore.
Il bambino non voleva uscire. Poi l’ordine dai box.

Tu chiamale se vuoi Interpretazioni (e lo firmò…)

7 marzo 2010

Giorni fa me ne stavo a rappare “Insieme per vincere” di Formigoni, quando leggo la notizia che la sua lista è in pericolo. Lui parla di timbri quadrati anzichè tondi, ma la cosa sembra pesante: anche prendendo per buone schede senza una firma, mancherebbero comunque centinaia di firme (ritenute non valide o prive di indicazione del documento) e altre sarebbero state apposte illegalmente sul modulo in bianco. Già avevo saputo dei problemi della lista PdL nella provincia di Roma: chi doveva consegnare le liste era in fila, poi va via con le liste e torna 45 minuti dopo la chiusura, con delle liste forse modificate. Viene messo a verbale il ritardo e la lista non viene accettata. Nel complesso un enorme pastrocchio, come se ne può uscire fuori? Napolitano (sopra, liberamente interpretato da Stanis) esprime prima perplessità, poi apprensione, poi suggerisce lo strumento: decreto legge interpretativo. Quello lo valuterà. Tradotto: fate così, lo firmo, e me ne vado a dormire.

Avrebbero potuto portargli scritto

“Il secondo comma dell’articolo 3 della costituzione, si interpreta nel senso che la costruzione di inceneritori in un territorio rientra nella libertà e l’uguaglianza dei cittadini e nella partecipazione di tutti i lavoratori, e pertanto i cittadini del luogo che si trovassero a protestare si configurerebbero come ostacoli all’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese; e sarebbe compito della Repubblica rimuoverli”

Invece si sono limitati a 4 punti relativi all’odierno, con precisione chirurgica:

1. Per chi suona la campana

1. Il primo comma dell’articolo 9 della legge 17 febbraio 1968, n.108, si interpreta nel senso che il rispetto dei termini orari di presentazione delle liste si considera assolto quando, entro gli stessi, i delegati incaricati della presentazione delle liste, muniti della prescritta documentazione, abbiano fatto ingresso nei locali del Tribunale. La presenza entro il termine di legge nei locali del Tribunale dei delegati puo’ essere provata con ogni mezzo idoneo.

Niente di strano? Dov’è finito il riferimento finale alla ‘prescritta documentazione‘? Forse anche la sua modificazione potrebbe essere provata…

2. Troppo formale

2. Il terzo comma dell’articolo 9 della legge 17 febbraio 1968, n.108, si interpreta nel senso che le firme si considerano valide anche se l’autenticazione non risulti corredata da tutti gli elementi richiesti dall’articolo 21, comma 2, ultima parte, del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, purche’ tali dati siano comunque desumibili in modo univoco da altri elementi presenti nella documentazione prodotta. In particolare, la regolarita’ della autenticazione delle firme non e’ comunque inficiata dalla presenza di una irregolarita’ meramente formale quale la mancanza o la non leggibilita’ del timbro della autorita’ autenticante, dell’indicazione del luogo di autenticazione, nonche’ dell’indicazione della qualificazione dell’autorita’ autenticante, purche’ autorizzata.

Mancanza di un timbro, dell’indicazione del luogo e dell’autore della certificazione = irregolarità meramente formale.

D’ora in poi in aeroporto mi basterà presentarmi con una fototessera, quella non si sgualcisce come la carta d’identità nel portafoglio. Questa è lotta alla burocrazia!

3. Ricorsi

3. Il quinto comma dell’articolo 10 della legge 17 febbraio 1968, n. 108, si interpreta nel senso che le decisioni di ammissione di liste di candidati o di singoli candidati da parte dell’Ufficio centrale regionale sono definitive, non revocabili o modificabili dallo stesso Ufficio. Contro le decisioni di ammissione puo’ essere proposto esclusivamente ricorso al Giudice amministrativo soltanto da chi vi abbia interesse. Contro le decisioni di eliminazione di liste di candidati oppure di singoli candidati e’ ammesso ricorso all’Ufficio centrale regionale, che puo’ essere presentato, entro ventiquattro ore dalla comunicazione, soltanto dai delegati della lista alla quale la decisione si riferisce. Avverso la decisione dell’Ufficio centrale regionale e’ ammesso immediatamente ricorso al Giudice amministrativo.

Una volta che l’ufficio centrale accetta una candidatura, non si può fare ricorso se non al TAR (Dopo le elezioni, suppongo). In caso di esclusione di una lista o un candidato invece si può passar oltre alla bocciatura della Corte d’Appello, perchè il ricorso al Tar prima del voto, inammissibile per la legge attuale, diventa ammissibile. Non si è cambiata la legge, badate, è che magari a qualche seminatore d’odio sfugge il concetto di “Interpretazione autentica”.

4. Tana libera tutti

4. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche alle operazioni e ad ogni altra attivita’ relative alle elezioni regionali, in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto. Per le medesime elezioni regionali i delegati che si siano trovati nelle condizioni di cui al comma 1 possono effettuare la presentazione delle liste dalle ore otto alle ore venti del primo giorno non festivo successivo a quello di entrata in vigore del presente decreto.

In volgare: «Nel caso non si fosse capito tutte queste cose valgono da subito. Cazzo, le abbiamo fatte apposta! Vedevamo già Cappato che letti i primi 3 punti sorrideva come un ebete e scattava in tribunale per far ricorso anche su questo. Cappato siediti, non puoi farci niente, puoi restare in un angolo senza mangiare ma a noi frega un cazzo. Domattina barba, cappuccino, brioche, si prendono le liste che nemmeno sono mai entrate nell’ufficio, le rileggiamo con calma, cambiamo qualcosa se vogliamo, e poi le portiamo. Anzi, basta che uno stia all’ufficio, anzi, no basta che stia dentro il tribunale. Aspetta, basta che uno si faccia una foto dentro il tribunale prima dell’orario e poi la presenti come prova. Un po’ come al seggio. A volte penso che così non ci sia nemmeno gusto, poi però mi faccio due conti… Li batteremo sempre! Sempre!“»

E non dite che me la prendo coi più piccoli perchè siamo nella stessa categoria di peso

19 febbraio 2010

Brunetta: «Per non sprecare mangio anche yogurt scaduti da poco…»

Berlusconi: «Faccio di meglio: sono stato con escort alle soglie dei 40»

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India
Muore l’ultima donna a saper parlare l’antica lingua Bo. Proprio ora che gliel’avevano inserita nel T9.


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